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Pesce spada al DDT

16 aprile 2007

( Agosto 2006- fonte WWF Italia)
Uno studio del WWF e dell’Università di Siena rivela che nel pesce spada del Mediterraneo sono presenti 15 tipi di inquinanti chimici, alcuni già banditi dal commercio, altri di nuova generazione e di uso quotidiano. Tutte le sostanze esaminate hanno la caratteristica di degradarsi molto lentamente e di legarsi alla materia organica (ai tessuti grassi in particolare), accumulandosi nelle catene alimentari fino ai grandi predatori marini, come il pesce spada. Questo rapporto lanciato oggi in tutto il mondo dal WWF, dimostra che i 29 campioni di pesce spada prelevati lungo le coste italiane presentano tracce di 15 tipi di inquinanti chimici appartenenti ai gruppi dei pesticidi organoclorurati (DDT e HCB) e dei ritardanti di fiamma bromurati (19 tipi di PBDE). Entrambi i gruppi presentano proprietà di distruttori endocrini, provocano danni al sistema ormonale e alterano le funzioni neurologiche, comportamentali e riproduttive. In dettaglio, gli organoclorurati sono stati trovati in tutti gli esemplari di pesce spada, mentre i ritardanti di fiamma in tutti tranne uno. “Il pesce spada, come grande predatore al vertice della catena alimentare, è un indicatore strategico del livello di contaminazione del Mediterraneo – dice Eva Alessi, consulente scientifico del WWF Italia – Questa ricerca arriva dopo altre condotte sulle specie viventi nel Mediterraneo e non è azzardato dire che flora e fauna in questa regione sono sottoposte ormai ad uno stress chimico. Nel corso della campagna DeTox il WWF ha rilevato inquinanti in mammiferi e uccelli marini: cetacei, delfini, cormorani, pellicani, gabbiani. E’ evidente che l’attuale legislazione è del tutto insufficiente per tutelare l’eco-sistema Mediterraneo dai pericoli della chimica.” Silvano Focardi, rettore dell’Università di Siena e membro del Comitato scientifico del WWF, che ha guidato la ricerca, avverte poi che gli attuali programmi di monitoraggio riguardano inquinanti chimici di vecchia generazione e che ancora molto poco si sa degli effetti che quelli di nuova generazione possono avere sull’ambiente.

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