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Quale sale sulle nostre tavole?

16 aprile 2007

Articolo tratto dal giornale “L’Albero Sacro” nr. 7

Non è un caso che tutti gli elementi naturali presenti nell’organismo umano si trovino anche nel sale. Senza sale la vita è impossibile: eppure oggi è diffusa la convinzione che il consumo di sale faccia male alla salute.
Questo dipende dal fatto che il sale da cucina, prevalentemente cloruro di sodio, non ha più nulla a che vedere con l’elemento allo stato originario, ovvero con ciò che serve per vivere.

L’importanza del sale naturale per il mantenimento del nostro organismo diventa evidente se paragoniamo l’acqua del mare col nostro sangue. L’acqua di mare contiene infatti 84 elementi, gli stessi che sono contenuti nel nostro organismo e che sono anche vitali per lo stesso.
Non è quindi per insaporire che dovremmo imparare ad assumere il sale, o almeno non solo, ma per le vibrazioni che esso contiene e che corrispondono a quelle del nostro corpo.
Occorre per questo conoscere meglio questo alimento al quale si tende sempre a dare poca importanza, se non quando questo ci causa gravi patologie.

Solitamente il sale da cucina viene ripulito chimicamente e ridotto a cloruro di sodio. I minerali e gli oligoelementi essenziali, considerati impurità, vengono così eliminati.
Senza coagenti naturali (minerali/oligoelementi scartati ) che servono come equilibranti della sua struttura, il sale diviene così “aggressivo”, nel senso che cerca di unirsi a sostanze che gli ridiano questo equilibrio prezioso. Nel corpo umano trova potassio, calcio, magnesio, ecc., che hanno emanazioni energetiche (onde elettromagnetiche con frequenze specifiche) in grado di favorire la stabilità energetica della sua struttura.
Per evitare la sottrazione di elementi necessari al processo vitale, il nostro organismo cerca allora di eliminarlo, sovraffaticando così gli organi escretori.
Quindi, cerca di isolare quello che non riesce ad espellere, circondando i cristalli con molecole d’acqua intercellulare (si calcola che occorrano circa 23 grammi d’acqua per ogni grammo di cloruro di sodio), che lo scompongono in ioni di cloro e sodio.
Le cellule, private dell’acqua “di servizio”, perdono così energia e muoiono. Questo spiega il senso di sete che danno i cibi salati: il nostro organismo “chiede aiuto”.

Meglio non consumare anche quei sali che sono “arricchiti”, ad esempio con iodio, fluoro, carbonato di calcio e magnesio, idrossido di alluminio, E535, E536, E540, E550, ecc. che aumentano maggiormente l’aggressività del sale stesso.

Il sale cristallino dell’Himalaya, invece, non solo è un sale marino integrale che è privo di sostanze inquinanti e delle loro risonanze (si è formato ca. 250 milioni di anni fa!), ma le pressioni immense a cui è stato sottoposto (simili a quelle che nei composti di carbonio hanno formato i diamanti!) hanno anche mutato la sua struttura trasformandolo in cristallo.
Sia per ingestione che per contatto, il sale cristallino dell’Himalaya, è in grado di trasmetterci tutta la sua energia vitale e perfettamente assimilabile.
Le sue caratteristiche lo rendono completamente diverso dal sale marino: l’assunzione di questo sale tramite “soluzione idrosalina” può avere effetto equilibrante sugli acidi e alcali, può regolare la pressione del sangue, migliorare le affezioni della pelle, pulire l’intestino e depurare il corpo da accumuli tossinici.

Questo sale viene estratto manualmente, e successivamente ogni cristallo viene lavato in acqua purissima di sorgente ed asciugato al sole. Con un lavoro di grande impegno e pazienza, il cristallo di sale viene poi macinato a pietra e preparato per essere spedito.

La compagnia titolare delle miniere che viene certificata dal marchio “Wasser &Salz“, alla quale noi come gruppo di acquisto ci siamo rivolti, oltre a certificarne la qualità e il metodo di estrazione, condivide la nostra attenzione alle questioni etiche e collabora nel rispetto delle direttive internazionali sul lavoro dei minori.
Questa certificazione inoltre garantisce il consumatore che si tratta di puro sale cristallino dell’Himalaya e non di comune salgemma proveniente dalle miniere tedesche o polacche, che presenta la tipica colorazione rosa, ma che ovviamente non è conforme ai parametri del codex alimentarius e non puo essere venduto come sale alimentare.

(Informazioni tratte dal libro “Acqua e Sale di Barbara Hendel e Peter Ferreira”)

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