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Nelle carni delle balene metalli pesani tossici. Il risultato di uno studio: l’inquinamento in tutti gli oceani

4 luglio 2010

da: http://www.promiseland.it

Un gruppo di scienziati americani che ha passato cinque anni per raccogliere campioni di tessuto di circa mille capodogli ha scoperto livelli impressionanti di metalli pesanti tossici nella carne degli animali. I livelli di cadmio, alluminio, cromo, piombo, argento, mercurio e titanio messi insieme sono i più elevati mai riscontrati in un mammifero marino, affermano gli studiosi, i quali sostengono che sono a rischio sia la vita negli oceani sia la salute di chi mangia pesce.

L’analisi delle cellule dei capodogli dimostra che l’inquinamento ha raggiunto gli angoli più remoti degli oceani, dalle profondità polari ai mari equatoriali, dice il biologo Roger Payne, fondatore e presidente di Ocean Alliance, che ha condotto la ricerca. “L’intera vita degli oceani è pervasa di contaminanti e la maggior parte di essi è stata dispersa dall’uomo” . “Penso che questi contaminanti stiano minacciando l’alimentazione umana. Certamente minacciano le balene e altri animali marini”.

Secondo l’esperto i metalli pesanti potrebbero essere contenuti nel pesce, che rappresenta una fonte primaria di proteine per un miliardo di persone. “Si potrebbe sostenere che è la più grande minaccia singola per la salute mai affrontata dalla specie umana. Ritengo che accorcerà molte vite, se accadrà quello che temiamo”.

Payne, 75 anni, è noto per le prime registrazioni, nel 1968, delle canzoni delle megattere e per la scoperta del fatto che alcune specie di balene possono comunicare tra di loro a lunga distanze. Il ketch Odyssey, con a bordo il gruppo di scienziati, era partito nel 2000 da San Diego, in California, per dcumentare la salute degli oceani raccogliendo campioni di tessuto dei capodogli che si avventurano in tutti i mari del mondo, dai poli ai tropici.
L’obiettivo del viaggio era di misurare i composti chimici noti come inquinanti organici persistenti, ma in un secondo tempo si è cominciato a studiare i metalli. I ricercatori sono rimasti sbalorditi dai risultati. Anche se era impossibile sapere in quali mari fossero stati i cetacei, i metalli pesanti erano presenti nel grasso che si forma nelle rigide zone polari, il che indica che i metalli erano stati ingeriti molto lontano dal luogo di dispersione in acqua.

“Quando lavori con un composto sintetico mai esistito in natura e lo trovi nel corpo di una balena che proviene dall’Artico o dall’Antartico, ti dice che è stato prodotto dagli uomini ed è arrivato all’interno della balena” spiega Payne. Come ciò sia accaduto non è chiaro, ma i contaminanti probabilmente sono stati trasportati dalle correnti o dal vento. “La sorpresa più grande è stata il cromo. È stato uno shock assoluto. Non lo cercavamo neppure”.

Il cromo, un metallo resistente alla corrosione, si usa nell’acciaio, nelle vernici, nei coloranti e nella concia delle pelli e può causare il cancro ai polmoni in chi vi è a contatto per lunghi periodi.

Un’altra sorpresa è stata la presenza di alluminio, usato nel packaging, nelle pentole e nel trattamento delle acque, i cui effetti sono sconosciuti. Payne spiega che gli inquinanti passeranno alle generazioni future, con il latte che le madri danno ai loro piccoli. “Ma quel che fanno in realtà è di dare ai loro figli sostanza solubili nel grasso accumulate da una vita”.

Le conseguenze potrebbero essere tremende per i cetacei e l’uomo. “Non vedo altro futuro per le balene se non l’estinzione. Ma non è una priorità per nessuno, per nessun governo e invece dovrebbe esserlo” conclude lo scienziato.

Fonte: La Stampa.it

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