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Donatori di musica nei reparti del dolore

30 agosto 2010

Articolo di GREGORIO MOPPI tratto da : La Repubblica.it

«E’ SEMPRE necessario offrire risposte farmacologiche alle patologie dei pazienti o esistono anche altre possibilità di cura?». Ne esistono eccome, secondo Maurizio Cantore, primario di oncologia all’ ospedale di Carrara. Lo prova quel che da tempo si fa nel suo reparto con il progetto «Donatori di musica». Portare la musica in corsia fa bene agli ammalati, spiega Cantore. E migliora le relazioni umane fra pazienti e medici, a patto che questi ultimi, insiemea infermierie volontari che lavorano con loro, abbiano voglia di mettersi in gioco. Svestendo i camici. «Togliere questa barriera di protezione che sembra renderci inaccessibili aiuta a donarci interamente, ad avvicinarsi ai pazienti. I quali, di conseguenza, riescono più facilmente a esprimere bisogni e dolori nascosti». IL SEGRETO è che l’ appuntamento con la musica sia continuativo e di qualità, che venga preparato a dovere in corsia (spronando alla partecipazione chi invece, sovente, non manifesta più alcuna volontà di vivere, anzi tende a parlare di sé al passato) e nei giorni seguenti se ne sappia sfruttare il clima di positività psicologica prodotto. E che, come i medici si svestono, così i pazienti si vestano. A chi può, infatti, viene richiesto di assistere ai concerti non in pigiama e ciabatte, ma in abiti consueti. All’ esecuzione assistono, gli uni accanto agli altri, personale sanitario e ammalati – indistinguibili a un osservatore esterno. Se occhi esterni, a parte quelli di familiari dei degenti, vi fossero ammessi. Ma non lo sono, dato che non si tratta di concerti pubblici. La storia di «Donatori di musica» comincia nel 2007 con il ricovero a Carrara di Gian Andrea Lodovici, noto producer discografico e organizzatore musicale fiorentino scomparso al principio dell’ anno successivo, quarantaseienne. Anche lui parlava del suo lavoro al passato. Il dottor Cantore però, come fa con ogni suo assistito, lo sprona a coltivare in ospedale le passioni di fuori. Così Lodovici mette su concerti contattando amici tipo il flautista Roberto Fabbriciani e il pianista Roberto Prosseda – che si è preso in carico di proseguire questa esperienza da responsabile artistico. «Per un esecutore, suonare in un reparto oncologico è toccante. Anche lui deve spogliarsi della sua abituale corazza protettiva: non indossa il frac, non sta su un palco, dopo gli applausi prende parte al buffet preparato dai pazienti. E’ emotivamente nudo. Sente aderire forte su di sé l’ idea di morte, mentre il suo compito è quello di aiutare la vita», racconta il chitarrista Luigi Attademo, braccio destro di Prosseda. E con lui spesso presente a Carrara assieme a musicisti – toscani e non solo – come Renzo Arbore, Stefano Bollani, Pietro De Maria, Enrico Dindo, Elio delle Storie Tese, Cristina Zavalloni, il primo clarinetto della Scala Fabrizio Meloni. Tutti suonano senza chiedere un soldo, volontariato puro. «Quel pubblico è indifferente all’ impeccabilità tecnica», dice Prosseda. «Richiede piuttosto il tuo profondo coinvolgimento spirituale. Devi toccarne il cuore, se vuoi che il tuo concerto non sia stato vano. Devi instillargli la voglia di guardare avanti. Anche per questo è importante la regolarità nella scansione degli appuntamenti musicali. Si sa, per esempio, che dopo due mercoledì c’ è un altro concerto, e quando senti un malato dire ‘ anche allora voglio esserci, devo arrivarci’ , ecco, significa che con la tua esecuzione hai fatto centro». Tuttavia il concerto non è che la ciliegina sulla torta di un lavoro quotidiano in reparto condotto con l’ anima. «Giacché se mancasse la torta, se insomma il personale non fosse motivato, se medici e infermieri trattassero i malati dall’ alto in basso, tutti i concerti del mondo non sarebbero di alcun giovamento». Da Carrara «Donatori di musica» si è esteso ad altri reparti oncologici: Bolzano, Reggio Emilia, Sondrio, Verona, Roma (Campus Biomedico e San Camillo), presto a Brescia. E da ottobre, annuncia Cantore, al Lombardi Cancer Center di Washington. «Merito di uno dei nostri pianisti ospiti, Martin Berkofsky, cui il progetto è piaciuto talmente tanto da volerlo esportare nella sua città». Inoltre con Washington (più Cnr di Pisae Università di Firenze), Carrara ha attivato una collaborazione scientifica tesa ad accertare con prove sperimentali, numeri, schemi, il valore terapeutico dei concerti. «Raccoglieremo dati che suffraghino quel che ogni giorno constatiamo in corsia: cioè che, grazie alla musica, il sonno migliora, stress e dolore si attenuano, e le terapie sono meglio tollerate. Perché curare con meno farmaci si può».

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