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Kamut: un mito da sfatare ???

5 novembre 2011

La notizia è vecchia, ma fa sempre bene ricordarlo, e  le fonti di questo articolo sembrano affidabili,  quindi  lo segnalo ugualmente  e ne faccio qui un piccolo riassunto. Per vedere l’articolo originale potete andare invece alla pagina: http://www.aamterranuova.it/article4328.htm

Luci ed ombre del Kamut, o meglio del Khorasan,  un tipo di frumento che tra l’altro abbiamo anche in ItaliaSi parla qui di miti  e  leggende che lo hanno portato ad essere considerato oggi come uno dei migliori cereali per l’alimentazione.

Ha buone proprietà nutrizionali ed è eccellente per la pastificazione, è vero, ma pare  non sia stato ritrovato in  una tomba egizia e non è adatto ai celiaci. Inoltre viene coltivato e venduto in regime di monopolio, ha un costo eccessivo, e una pesante impronta ecologica. 

Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti. Glutine: non ne è né privo né povero. Bisogna, infatti, chiarire che, come ogni frumento, il Khorasan è inadatto per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è né privo né povero, come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contiene in misura superiore a quella dei frumenti teneri ed a numerose varietà di frumento duro.

Detto ciò, il Khorasan è certamente un frumento rustico, con ampia dattabilità ambientale, eccellente per la pastificazione. Come ogni frumento che non è stato sottoposto a procedimenti di miglioramento genetico o ad una pressione selettiva troppo spinta, e proprio per questo motivo pare sia più facilmente digeribile dalle persone che soffrono di lievi allergie e intolleranze, comunque non riconducibili alla celiachia: ma questo è proprio ciò che si può dire dei farri e delle “antiche” varietà di frumento duro e tenero.

Se la sua coltivazione è biologica, si può dire che senz’altro è un prodotto salutare, senza però scadere in esagerazioni né in forzature incoraggiate dalla moda e dal marketing del salutismo. Costi elevati, per il portafoglio e per il Pianeta Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut :

  • il monopolio commerciale imposto dalla K.Int. su un frumento tradizionale che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e tramandato;
  • il costo eccessivo del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta di comune grano duro biologico), poco giustificabile a sostanziale parità di valori qualitativi e nutrizionali, dovuto al regime di monopolio, ai costi di trasporto, ai diritti di uso ed ai costi di propaganda, ma dovuto anche agli effetti di un mercato dell’eccellenza che trasforma il cibo in oggetto di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute;
  • la pesante impronta ecologica legata allo spostamento di un prodotto perlopiù coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri), e che, solo per questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometro zero”.

A questo punto è giusto che ognuno tragga da sè le proprie conslusioni e soprattutto che approfondisca questa ricerca, le fonti consultate sono state:

i siti dell’Associazione Italiana Celiachia (www.celiachia.it), dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (www.inran.it), della Kamut International (www.kamut.com), dell’United States Department of Agricolture (www.usda.gov), dell’Insitute Sciwentifique de Recherche Agronomique (http://grain.jouy.inra.fr), l’articolo di A. R. Piergiovanni, R. Simeone, A. Pasqualone, “Composition of whole and refine meals of Kamut under southern Italian conditions” su Chemical Engineering Transactions, 2009, vol. 17: 891-896. Alcuni dati sono stati indicati da Oriana Porfiri (comunicazione personale).

fonte: aam Terra Nuova, marzo 2010, n°248, pagg.73-76

2 commenti leave one →
  1. Silvio F. permalink
    10 novembre 2011 16:21

    beh, però, parlando di fonti, basta consultare ISMEA per capire che per far fronte alla crescita della domanda è necessario ricorrere ad elevati quantitativi di frumento estero, caratterizzati da un elevato livello qualitativo e da prezzi maggiori rispetto alla granella nazionale. Questo in generale, figuriamoci per un prodotto salutistico protetto da un marchio di qualità. Poi certo, la filosofia dei km0 è rispettabilissima, ma è un altro discorso, non equivale a biologico…

    • Ufficio stampa Kamut Enterprise of Europe permalink
      15 aprile 2013 14:11

      Spettabile Redazione,
      con la presente desideriamo fare alcune precisazioni in merito ai contenuti dell’articolo sopra riportato: “Kamut: un mito da sfatare???” e che, a sua volta, riporta i contenuti dell’articolo firmato da Massimo Angelini, apparso per la prima volta sulla versione cartacea e online di Terra Nuova nel marzo del 2010.
      Nell’articolo vengono riportate alcune informazioni non corrette che rischiano di creare confusione nel lettore su tutto quanto riguarda il grano khorasan KAMUT® e che quindi desideriamo qui precisare con l’obiettivo di fare chiarezza sull’origine di questo cereale, spiegare le caratteristiche distintive del grano khorasan a marchio KAMUT® ed evitare il proliferare a catena nel web di informazioni errate.
      Vi elenchiamo qui di seguito per punti gli aspetti che riteniamo importante precisare:
       PERCHÉ UN MARCHIO COMMERCIALE – La ragione per cui la famiglia Quinn ha deciso di depositare il marchio KAMUT® sta nella volontà di garantire determinate caratteristiche di una qualità di grano khorasan che viene commercializzata in tutto il mondo. Non ci sono motivazioni legate alla volontà di monopolizzare una determinata produzione ma al desiderio di proteggere e preservare le qualità eccezionali dell’antico grano khorasan, a beneficio di tutti coloro che cercano un alimento sano e di alta qualità. Solo attraverso l’uso di un marchio registrato si può garantire ai clienti che i prodotti a base di grano khorasan KAMUT® contengono la pura e antica varietà di grano khorasan, non geneticamente modificato, coltivato secondo il metodo dell’agricoltura biologica e con elevati standard di qualità. Il grano khorasan KAMUT®:
       È grano dell’antica varietà chiamata khorasan
       Deve essere coltivato rigorosamente secondo il metodo dell’agricoltura certificata biologica
       Contiene un range di proteine fra il 12 e il 18%
       È puro al 99% da contaminazioni con varietà di grano moderne
       È al 98% privo di segni di malattia
       Contiene tra i 400 e 1000 ppb di selenio
       Non può essere utilizzato in prodotti il cui nome sia ingannevole o fuorviante sulla percentuale di esso contenuta
       Non deve essere mescolato a grano moderno nella pasta
      Al momento tali caratteristiche si possono rilevare solo nel grano khorasan biologico coltivato dal consorzio di agricoltori biologici aderenti al programma KAMUT® nelle zone del Montana (USA) e dell’Alberta e del Saskatchewan (Canada)
       GLUTINE: Il grano khorasan KAMUT®, come giustamente spiegato nell’articolo, contiene glutine e non è quindi adatto all’alimentazione dei celiaci. E’ importante per l’azienda ribadire questo aspetto onde evitare fraintendimenti che possono causare seri problemi di salute al consumatore.

       UN PREZZO CHE GIUSTIFICA LA QUALITA’ – Il grano khorasan KAMUT® è un cereale di qualità superiore, coltivato esclusivamente con metodo biologico, mai ibridato né geneticamente modificato, e ricco di proprietà nutrizionali benefiche per la salute. Ma le ragioni principali per cui è generalmente più costoso di altri cereali sono due. La prima è dovuta al fatto che l’azienda crede che gli agricoltori debbano ricevere un compenso adeguato e giusto per la loro produzione. La seconda ragione è che oltre al compenso, viene pagato agli agricoltori un premio di produzione per compensarli della bassa resa di un grano antico rispetto ai grani moderni. Inoltre, la filosofia del progetto KAMUT® è sempre stata quella di mantenere i prezzi stabili (per almeno un anno), distaccati dai normali cicli dei prezzi delle materie prime. Gli inevitabili costi di trasporto non incidono in maggior misura e non è corretto affermare che vi siano anche incidenze legate ad aspetti commerciali o a “regimi di monopolio” che, come detto precedentemente, non sussistono.
      Per qualsiasi dubbio o ulteriore informazione riteniate necessaria, siamo a vostra disposizione per fornirvi tutti i chiarimenti, approfondimenti e dettagli che possano aiutarvi nell’elaborazione di eventuali futuri articoli sul grano khorasan KAMUT® che possano aiutare il lettore a comprendere, senza fraintendimenti di alcun tipo, le caratteristiche e qualità di un prodotto sempre più diffuso sulle nostre tavole.
      Cogliamo l’occasione per porgervi cordiali saluti.
      Per ulteriori informazioni:
      Ufficio stampa Kamut Enterprise of Europe
      Ketchum
      Emanuela dell’Isola – Tel. 02 624119.49 emanuela.dellisola@ketchum.com
      Erika Testoni – Tel. 02 624119.22 erika.testoni@ketchum.com

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