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​La musica sul lavoro aumenta la produttività

20 giugno 2012


Anziché distrarre, la musica sul posto di lavoro pare possa rendere meno
stressati i dipendenti e aumentare creatività e produttività
In molti ambienti di lavoro la musica è bandita perché si ritiene possa
distrarre, ma un recente studio suggerisce invece che distragga e stressi di
più il continuo e forte rumore che proviene magari dalla strada sottostante
o di fronte l’ufficio o altro luogo di lavoro.

Dipende dunque dal tipo e l’intensità del “rumore” di fondo se lavoriamo
meglio o peggio. Il rumore prodotto da passaggio di un veicolo, per esempio,
si attesta sui 70 decibel circa. Questo stesso livello potrebbe essere
adottato per il grado di volume della musica che dovrebbe fare da sottofondo
al lavoro, suggerisce il professor Ravi Mehta dell’Università dell’Illinois
che ha studiato come il rumore di fondo influenzi il cervello nelle diverse
attività di elaborazione, in base al livello del rumore stesso.

Il rumore di fondo, per avere un certo effetto, deve essere quello giusto. È
il cosiddetto “Goldilocks Principle”, ha spiegato Mehta. Troppo rumore
disturba e distrare; troppo poco non stimola abbastanza o per nulla la
mente. Ecco che nei già citati 70 dB si troverebbe la formula ideale.
Se una conversazione tra amici seduti a un tavolo sviluppa circa 60 decibel,
ecco che una sola autovettura ad andatura normale ne sviluppa circa 70; il
traffico più o meno intenso ne sviluppa circa 85; il clacson di un camion ne
sviluppa circa 110.

«Un moderato livello di rumore non solo migliora la creatività e il
problem-solving, ma porta anche a una adozione più ampia di prodotti
innovativi in alcune impostazioni – spiega Mehta nel comunicato UI – Si
scopre che circa 70 decibel è il punto migliore. Se si va al di là di
questo, è troppo forte, e il rumore inizia a influire negativamente sulla
creatività. Questo è il “principio Goldilocks”: il giusto sta nel mezzo».
Come prevedibile, l’equilibrio è fondamentale e, non a caso, i ricercatori
sottolineano come sia importante mantenere il “rumore” entro il limite dei
70 dB poiché, oltre questo, iniziano i problemi.
«[…] Quando si inizia ad andare oltre quel livello moderato di rumore [i 70
dB] ciò che accade è che la distrazione diventa così grande che inizia
davvero influenzare il processo del pensiero», ha aggiunto Mehta.

Ecco dunque che, visto in quest’ottica, il silenzio non è proficuo: meglio
diffondere una musica di sottofondo o, in mancanza, lavorare con un rumore
di sottofondo come per esempio una strada moderatamente trafficata.
«Questa è la ricerca che le persone possono sperimentare quasi
immediatamente – fa notare lo scienziato – Io lavoro in un bar: come fa il
volume sottofondo della musica a influire sulla mia prestazione? Invece di
seppellirsi in una stanza in silenzio cercando di trovare la soluzione a un
qualsiasi problema, camminare al di fuori della propria zona di comfort ed
entrare in un ambiente relativamente rumoroso come un caffè può
effettivamente attivare il cervello a pensare in modo astratto, e quindi
generare idee creative», ha concluso Mehta.
Via libera dunque alla musica in ufficio o in altro ambiente di lavoro che
sia noiosamente silenzioso.

[lm&sdp]

lastampa.it

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